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La chiesa
Non sappiamo né dove fosse ubicata, né come fosse la chiesa. Possiamo invece presumere che l’unica testimonianza rimasta sia la parte inferiore del campanile, la cui costruzione è databile, a giudizio di alcuni esperti, intorno all’anno 1000.
Nel corso di una ricerca nell’archivio comunale è stato rinvenuto in un faldone il contratto originale per la costruzione della chiesa, stilato il 16 giugno 1675 tra la comunità di Fiano ed i fratelli Domenico e Michele Gioannini di Curio Luganese – Canton Ticino.
Rappresentavano la comunità i sindaci Pietro Moglio e Secondo Benedetto ed i consiglieri Pietro Risia (o Resia), Stefano Bessa, Giuseppe Moglio e Battista Bergero.
Tra le condizioni poste vi era quella che la costruzione doveva essere ultimata entro l’anno 1676, ed è riportata tutta una serie di penalità in caso di mancata consegna.
La volta dell’edificio non esisteva: inizialmente era coperto da un tetto sostenuto da travi. Si provvide a costruire la volta in muratura immediatamente dopo, grazie al ricavato della vendita di un podere di più giornate tra prato e bosco, sito nella regione detta dei Rivetti di proprietà della chiesa e forse senza che il curato chiedesse il necessario permesso alle autorità preposte.
Il pavimento, “parte in lose di Barge e parte in lose ordinarie”, fu piazzato nel 1767 quando era in carica il primo vicario foraneo, il teologo Pietro Francesco Venera; l’attuale, “in centro della navata, presbiterio e zoccolatura rifatti nel 1965” come ci informa don Pietro Bazzoli, ultimo vicario foraneo.
A don Venera, costruttore e primo parroco del Santuario della Madonna di Groscavallo, si deve la più ampia e circostanziata relazione, giunta a noi in trascrizione, sullo stato della chiesa, delle cappelle e sulla situazione generale della prevostura.
La chiesa fu consacrata l’11 maggio 1772 dall’arcivescovo Francesco Rorengo di Rorà dopo che don Venera aveva promosso la costruzione dell’organo ed aveva ottenuto che gli amministratori della comunità provvedessero a ripulire e ridecorare l’interno della chiesa. Durante la visita pastorale, durata più giorni, si verificò un altro fatto notevole: il vescovo amministrò il sacramento della Cresima ad una moltitudine di fedeli provenienti da numerose località, anche lontane.
La facciata non era di sicuro quella che vediamo oggi. Nel 1791 infatti, il 14 gennaio, durante un furioso temporale, la facciata si staccò dalla costruzione e si sbriciolò fino alle fondamenta. Il fatto non deve stupire più di tanto perché era normale che, specie in piccoli centri come il nostro, la facciata dei luoghi sacri venisse edificata in un secondo tempo, secondo le disponibilità finanziarie della comunità.
Fortunatamente il crollo non provocò vittime e le suppliche rivolte a Vittorio Amedeo III valsero la concessione di alcune esenzioni fiscali e, cosa più importante, fecero sì che il principe desse l’incarico ad uno dei suoi tecnici, l’architetto Falchetto, di disegnare, progettare e sovrintendere alla costruzione della nuova facciata che qualcuno ha definito “più bella di quanto si confaccia al luogo”, così come la chiesa era stata considerata – a metà del 1700 – “più ampia del necessario”.
La decorazione interna che vediamo oggi è stata voluta nel 1993 da don Giuseppe Sanguinetti ed è opera della ditta Lussiana di Giaveno.
Questi esperti decoratori, una famiglia di veri artisti della decorazione, hanno saputo rendere omogeneo l’interno della chiesa sia per l’uso di colori luminosi, sia per l’efficace sistema di raccordo delle varie sezioni, ora messi ancor più in risalto da una efficiente illuminazione.
I patroni
Non è stato finora possibile invece conoscere da quando la Madonna del Rosario sia stata eletta protettrice della nostra comunità.
Dopo l’ultima riforma del calendario, nel 1960, il titolo esatto è “Beata Vergine del Rosario”, ma tra noi è ancora “La Madòna dël Rosari” o ”La festa dël Rosari”, se non più semplicemente “ël Rosari”.
La festa del Rosario risale al 1571 quando, dopo la battaglia di Lepanto, che segnò la definitiva sconfitta dei turchi, il papa S. Pio V istituì la festa di S. Maria della Vittoria, attribuendo il successo all’aiuto della Vergine Maria, invocata con la recita costante del rosario.
Il culto di San Desiderio nella zona delle Valli di Lanzo è antichissimo. Infatti data intorno al VII secolo l’erezione della cappella a lui dedicata a Piazzette di Usseglio ed a Fiano sappiamo che già nel 1047 la chiesa era a lui titolata, e vi sono tuttora persone che portano il nome del santo, “… stimato per la sua dirittura morale coerente con la fede cristiana, testimoniata con il sacrificio della vita”.
Quello invocato e venerato dai Fianesi è San Desiderio martire, vescovo di Vienne, cittadina capoluogo del Dipartimento dell’Isère, in Francia.
L’organo a canne
Fu costruito nel 1766 dai fratelli Concone, Giovanni Battista e Francesco Maria, famosi organari torinesi e di casa Savoia, in base al contratto stipulato da “Pietro Casale, Gio’ Gindro, Gio’ Batta’ Perrotto, et il r° don Gius. Anto’ Moglio”.
Nel tempo ha subito delle modifiche per adeguarlo alle esigenze della liturgia e renderlo idoneo all’esecuzione di composizioni musicali più evolute di quelle del 1700.
Gli esperti che l’hanno esaminato in più d’una occasione l’hanno definito uno dei pochi gioielli conconiani ancora esistenti.
I Fianesi – allora meno di settecento – si sono indebitati per la somma di L. 1.300 (tanto è costato lo strumento) da sborsare nel corso di un anno, pur di avere l’organo, la cui “cassa si fa inoltre notare per le preziose cornici dorate che delimitano le singole campate, e per le figure in rilievo di “Angeli musicanti” al centro. Capolavoro di una minuseria “Barocca” del suo tempo, ma ancor oggi in ottimo stato di conservazione”.
Nel tempo ha subito delle modifiche per adeguarlo alle esigenze della liturgia e renderlo idoneo all’esecuzione di composizioni musicali più evolute di quelle del 1700.
Il restauro dello strumento, al fine di riportare le parti esistenti nella configurazione originale, è stato eseguito negli anni 2012/2013 dalla Ditta MARZI Italo s.n.c. di POGNO (NO)
da “Chiesa parrocchiale di Fiano: storia, arte, immagini” – Antonio ZAPPATA – dicembre 2008

